Affreschi di metà Ottocento

Infine la terza fase, dal 1814, all'indomani della caduta dell'astro napoleonico e la conseguente Restaurazione, granducale per quanto riguarda la Toscana, fino alla metà del secolo. Il riattamento di molti ambienti continua, pur nel solco di un progressivo alleggerimento dell'apparato decorativo: un esempio per tutti, è il modo di pensare lo spazio sovrapporta: per quanto gli ambienti potessero essere secondari rispetto ai saloni affidati trent'anni prima al Tempesti e bottega, tuttavia è proprio la decisione di scartare qualsiasi soluzione ingannevole a segnare il cambio di gusto, cosicché il roboante timpano mistilineo regredisce ad un semplice perimetro rettangolare, il cammeo bianco marmo a clipeo ovoidale dalle tonalità pastello, solo lievemente impreziosito da una delicata grottesca dalla consistenza di filigrana (secondo piano di Palazzo Silvatici). Si recupera, poi, un tipo di decorazione di grande effetto, ma di minore impegno concettuale: quello della grottesca.

Il prototipo è, certo, quella rinascimentale-raffaellesca, ma viene ora ad arricchirsi di nuovi spunti e forme compositive (Palazzo Albiani, sala da pranzo; Palazzo Simonelli, Palazzo Mastiani), sempre più sovente combinata a brevi brani paesistici. Artisti come l'Andreotti e il Marchini, autori tra l'altro del soffitto del Teatro Verdi, cominceranno a riscuotere un duraturo successo che persisterà poi nella seconda metà del secolo, in tutto il territorio pisano, punto di partenza anche per il nostrano Niccolò Torricini.

Palazzo Albiani: Sala da pranzo

Palazzo Simonelli: Sala degi Stucchi, Sala liberty, Soffitto a cassettoni, ex Cucina, Sala delle Colonne, Soffitto floreale

Palazzo Mastiani Brunacci

Palazzo in piazza Cairoli: Rosone

Palazzo Pierini

Palazzo ex libreria Pellegrini

Palazzo Simoneschi: Primo Piano

Palazzo Rosselmini: Stanza Ottagonale

Palazzo Toscanelli

Palazzo Gambini: Soggiorno

Palazzo Silvatici: Secondo Piano

 

Affreschi Post lorenesi:

Villa Victorine