Affreschi di fine Settecento

Alla prima fase lorenese (1766-1793) è possibile ricondurre quegli ambienti la cui decorazione è ancora di marca tempestiana: Giovan Battista Tempesti in prima persona, verosimilmente in stretta collaborazione con il pittore di architetture Mattia Tarocchi, è attivo, infatti, oltre che nei noti affreschi del salone principale di Palazzo Silvatici, in altri ambienti dello stesso edificio (l'attuale sala degli ospiti, il soffitto della camera della musica) e in Palazzo Simonelli. La fortunata combinazione di temi classici (divinità, eroi e favole antiche) e/o temi allegorici tradizionali, (allegorie dei continenti, delle stagioni, delle arti, virtù) seppure ormai interpretati con grazia lieve e disimpegnata, unita a motivi decorativi floreali accattivanti, il tutto condito con saggi di virtuosismo tecnico nell'uso di scorci audaci e trompe l'oeil, in tonalità pastello e cipriate, tipiche del gusto francese, cui lo stesso Tempesti fu in più casi debitore, aveva decretato la fortuna dell'artista nel contesto pisano aristocratico, in città e nei dintorni.

Il fascino esercitato dal tema di paesaggio - arcadico o tempestoso - non aveva mancato esso pure di fare la sua comparsa all'interno del vasto repertorio che la bottega del maestro era in grado di espletare, aggiornata come doveva essere su quanto peraltro circolava ampiamente tramite la stampa di traduzione.

Palazzo Silvatici: Sala dei Continenti, Sala della Musica, Sala dei Monocromi, Scalone, Sala del Paesaggio, Galleria, Cappella, Camera degli Ospiti

Palazzo Simonelli

Palazzo Albiani

Palazzo Borghini (ex Macchia Ceuli)

Palazzo Nannicini

Ex Canonica di San Pierino

Palazzo in via del Castelletto

Palazzo Goracucchi (ex Gambacorti)

Affreschi pre Lorenesi

Palazzo Quartantotti

G. B. Tempesti, Amorini danzanti, affresco, Palazzo Simonelli, seconda metà del XVIII secoloG. B. Tempesti, Allegoria della terra, affresco, Palazzo in via del Castelletto, seconda metà del XVIII secoloG. B. Tempesti, Allegoria del fuoco, affresco, Palazzo in via del Castelletto, seconda metà del XVIII secolo