La creazione di piazza Santa Caterina

La nascita della piazza di Santa Caterina (D) è il primo intervento urbanistico nel periodo della restaurazione dei Lorena.

La vicenda inizia con la distruzione del Monastero di San Lorenzo (D): questo convento, già profanato nel Settecento e adibito durante l'epoca napoleonica a sede del Dipartimento del Mediterraneo, con il ritorno dei Lorena viene ceduto gratuitamente dal Granduca alla comunità pisana, affinché sia demolito e al suo posto venga costruita una grande piazza destinata al passeggio dei cittadini (D). Il 30 gennaio del 1815 viene formata una Deputazione (D) composta dagli illustri cittadini pisani Lanfranchi, Ceuli, Venerosi Pesciolini, con il compito di concertare insieme all'Ufficio Fiumi e Fossi e all'amministrazione dei Beni Ecclesiastici la predisposizione del progetto (D). Vista l'entità della spesa che si veniva prefigurando a questa si aggiunse l'anno successivo una ulteriore Deputazione (D) incaricata di raccogliere fondi tramite una pubblica colletta così che "possa essere in grado la comunità di far fronte alla spesa grandiosa a cui va incontro nella formazione, ed abbellimento della piazza" (D).

L'operazione è seguita con appassionato zelo da Tommaso Poschi, presidente della neonata Accademia delle belle Arti, che, vedendo nella formazione della piazza una buona occasione per mettere in luce le proprie competenze appena ufficializzate (D), offre gratuitamente un primo progetto che viene però respinto. Del concorso bandito per l'occasione, a cui partecipano ingegneri comunitativi, professori d'ornato e perfino un avvocato, risulta vincitore lo Spampani, ma la sua proposta, di grandi ambizioni, risulta essere troppo costosa. Il Poschi allora, scavalcando le autorità cittadine, riesce a farsi approvare direttamente dal Governo fiorentino un secondo progetto che però suscita opposizioni (D) tali da rallentare fino impedirne l'esecuzione: nel 1819 il Magistrato Comunitativo ottiene non solo la revoca della direzione dei lavori, ma anche la distruzione di parte del lavoro compiuto.

Intanto la piazza veniva concessa in uso per cinque anni a domatori di cavalli sollevando le proteste della cittadinanza pisana che, delusa nelle sue aspettative, reclamava un spazio "decente e ornato" per il passeggio dei pedoni, funzione a cui era stata deputata la Piazza Santa Caterina con le concessioni sovrane. Si giunge perfino nel 1826 ad un'istanza di privati cittadini che, appellandosi alla "munificenza del Principe", lamentano lo stato della Piazza "rimasta come abbandonata a se stessa, e consegnata alla solitudine non mai interrotta, se non talvolta dalle visite importune de' domatori di cavalli e delle lavandaje che vengono a rasciugarvi il bucato" (D).

Il Magistrato Comunitativo forma in risposta (D) una nuova Deputazione (D) che ancora una volta ha il compito di raccogliere fondi tramite oblazioni (D), ma anche di presentare ulteriori progetti per l'assetto della piazza. Tra i deputati c'è anche Alessandro Gherardesca (D), che disegna la pianta proponendo di (D):

1) aumentare la piantazione dei platani secondo un disegno regolare e impedire per mezzo di catene l'ingresso in piazza ai barrocci e ai carri, rinnovando il divieto di "andarvi a domare i cavalli"

2) abbassare l'area e renderla di figura concava per collocarvi al centro una fontana monumentale

3) chiudere la piazza circondandola con sedili in marmo

4) ricoprire di ghiaia il viale racchiuso dai platani destinato al passeggio dei pedoni e formarne uno nuovo, per il passaggio delle carrozze, interposto tra gli alberi e il prato - poi di fatto non realizzato.

5) tracciare vialetti, anch'essi in ghiaia, che partendo dal viale alberato che circonda la piazza confluiscano al punto in cui è prevista la fontana.

A concludere l'arredo della piazza è la realizzazione della statua di Leopoldo I nel 1829 (D) per la quale si organizzò una raccolta di fondi estesa a tutta la Toscana; all'inaugurazione del monumento partecipò Leopoldo II con la moglie Maria Antonietta e per l'occasione venne organizzata una cerimonia pubblica in Piazza Santa Caterina. Tale spazio fu peraltro ripetutamente teatro di feste e manifestazioni, per i cui apparati disegnarono progetti architetti importanti quali Alessandro Gherardesca e Domenico Santini (D).

 

Bibliografia

Renzoni S. Appunti per una storia dell'architettura a Pisa nella prima metà dell'Ottocento, in Una città tra provincia e mutamento. Società, cultura e istituzioni a Pisa nell'età della Restaurazione (Catalogo della mostra), Pisa 1985

Nuti L. Pisa: progetto e città (1814-1865) Pisa 1986

A. Cappiardi, Piazza Santa Caterina, acquatinta, 1823-1824C. Lasinio, Statua di Pietro Leopoldo in piazza Santa Caterina, incisione, 1833Progetto Perazzo presentato al concorso per la sistemazione di piazza Santa Caterina, ASP, 1817Progetto Peselli presentato al concorso per la sistemazione di piazza Santa Caterina, ASP, 1817Primo progetto Donato presentato al concorso per la sistemazione di piazza Santa Caterina, ASP, 1817Secondo progetto Donato presentato al concorso per la sistemazione di piazza Santa Caterina, ASP, 1817Progetto Andreini presentato al concorso per la sistemazione di piazza Santa Caterina, ASP, 1817Progetto Poschi per la piantazione degli alberi in piazza Santa Caterina, ASP, 1819