L'approdo delle opere alla chiesa di San Sisto

Tra le riforme promosse da Pietro Leopoldo di particolare interesse risulta quella attuata in campo ecclesiastico, che porterà alla soppressione degli enti religiosi e all'indemaniazione dei loro beni. Come previsto dai provvedimenti legislativi, l'immediata conseguenza fu l'immissione sul mercato di una notevole quantità di arredi o la loro ridistribuzione nelle chiese cittadine. La chiesa di S. Sisto si presenta come un interessante caso (D) in cui, proprio a seguito delle soppressioni religiose, si videro confluire opere di varia provenienza.

Edificata probabilmente nel 1087 poco lontano dalla zona della cattedrale in luogo detto "Corte vecchia" e posta dal 1110 sotto il patronato del Comune, che qui teneva le sue adunanze più solenni, fu oggetto di vari interventi nel corso dei secoli ed in particolare in epoca lorenese. Contestualmente ai lavori (D) effettuati nel 1786 (D) sotto la guida (D) dell'ingegnere Giovanni Andreini (D) pervennero alcuni degli arredi (D) provenienti dalle chiese soppresse (D).

Dalla chiesa di S. Felice, la cui soppressione fu decretata nel 1782 ed attuata nel 1785, oltre al quadro raffigurante l'Assunta con i Santi Bartolomeo e Felice, opera di Domenico Salvi e oggi conservata al Museo di S. Matteo, il sacerdote Andrea Girei (D), chiamato a reggere la chiesa di S. Sisto, trasferì il recinto marmoreo del presbiterio e due confessionali (D). Considerando il numero di fedeli, il Girei ritenne insufficienti due confessionali (D) e chiese ai Priori di Pisa che ordinassero la realizzazione di altri due, proposta dal Provveditore di strade Andreini in doppia alternativa: in marmo, sul modello di quelli di S. Felice, o in stucco.

Più complessi furono i rapporti con la adiacente chiesa della compagnia di S. Rocco (D), soppressa nel 1786 per essere trasformata in stanza mortuaria e sagrestia per la stessa chiesa di S. Sisto (D), al cui abside era del resto collegata fin dal Seicento. Da S. Rocco (D) provengono sia l'attuale altare maggiore di S. Sisto, scolpito nel 1730 da Andrea Vaccà, sia, come si evince da una lettera dell'Arcivescovo Franceschi datata 1786 (A. Morgantini, D. Corsi, La chiesa di S. Sisto, doc. V, p. 33), una tavola di scuola pisana del Trecento raffigurante una Madonna col Bambino, in cambio della quale nel 1788 fu trasferito in S. Rocco un crocifisso ligneo eseguito nel 1370, su modello del Volto Santo di Lucca, per la chiesa di S. Sisto (D).

Inoltre il 20 settembre 1787 Giovanni Andreini, in qualità di Provveditore della Comunità, chiese ai Priori che venissero assegnati alla chiesa di S. Sisto (D) dieci dei quadri migliori tra quelli provenienti dagli enti ecclesiastici soppressi (D), compresi due "arazzi buoni" provenienti dalla soppressa compagnia di S. Piero (D); inizialmente la richiesta non venne accolta, ma il 15 marzo 1788 i Priori ricevettero la notizia che Sua Altezza Reale aveva concesso in dono alla Comunità di Pisa dodici quadri da "destinarsi in ornamento della chiesa di S. Sisto". Si segnala che durante i lavori eseguiti nel 1787, venne smontato un pulpito in marmo i cui bassorilievi "con figure di santi all'antica" - attualmente conservati al Museo Nazionale di S. Matteo - vennero murati nella controfacciata ed uno, raffigurante la Crocifissione, all'esterno sopra la porta d'ingresso (D).

 

Bibliografia

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M.lle De La Morinière, Chiesa di San Sisto, matita, 13 novembre 1838 (sopra il portale si nota il rilievo oggi al Museo di San Matteo)Chiesa di San Sisto, dettaglio di colonna "fasciata” (nel corso di un restauro), cartolina, AFSPChiesa di San Sisto, facciata, AFSP 256441, 1996Chiesa di San Sisto, Navata centrale verso la controfacciata, AFSP 256446, 1996Chiesa di San Sisto, Navata centrale verso l’altare maggiore, AFSP 256445, 1996