La chiusura al culto della chiesa di S. Sebastiano

Tra Settecento e Ottocento estremamente complesse furono le vicende di molte istituzioni religiose non soltanto per le ampiamente note iniziative granducali e poi napoleoniche, ma anche per gli interventi a cui la Curia Arcivescovile si vide costretta allo scopo di riorganizzare un territorio parrocchiale che appariva estremamente disomogeneo e articolato.

La conseguenza più immediata di tali interventi fu un vero e proprio "itinerare" dei beni posseduti da ciascuna istituzione, talvolta con intrecci complessi e successive restituzioni: è il caso degli arredi della parrocchia di San Sebastiano in Chinzica (D), una piccola chiesa edificata agli inizi del XIII secolo alle spalle delle attuali Logge dei Banchi, e che è stata demolita nel 1945 a seguito dei devastanti bombardamenti bellici subiti dalla città di Pisa durante la seconda guerra mondiale.

Alla chiusura al culto della chiesa, sancita dal Vicario Capitolare della Diocesi di Pisa Luigi della Fanteria con decreto del 16 dicembre 1839 ed entrata in vigore il I gennaio del 1840, fece seguito non soltanto la "dismembrazione" del territorio parrocchiale tra le limitrofe chiese di S. Cristina, S. Sepolcro e S. Maria del Carmine (D), ma anche quella di alcuni beni che ivi erano custoditi: il 2 marzo del 1840 Bernardo Feagi (D), Economo Spirituale della Chiesa di S. Sebastiano, consegnò alcuni arredi sacri, che erano stati donati alla chiesa dalla nobile famiglia fiorentina degli Orlandini, a Giuseppe Valentino Viti, Economo Spirituale della chiesa di S. Cristina, alla quale fu afferita l'"Officiatura Orlandini".

Fu un trasferimento di breve durata: soltanto due anni più tardi già si profilava la possibilità di una riapertura al culto della chiesa che nel frattempo era stata affidata ai Confratelli della Compagnia di S. Antonio Abate, i quali chiesero prima il sostegno del conte Fernando Orlandini, poi quello della Curia per la restituzione da parte dell'Economo di S. Cristina di una parte degli oggetti in questione (D).

In realtà alcuni di essi erano stati consegnati su richiesta dell'"Operajo dei Benefizi Vacanti" alla vicina chiesa di S. Maria del Carmine, mentre gli altri rimasero in possesso della chiesa di S. Cristina fino al 19 gennaio 1843 (D), quando il Governatore della Compagnia di S. Antonio Abate, Vincenzo Lupetti, li ricevette in consegna dal parroco della medesima chiesa, in accordo col decreto arcivescovile di Giovan Battista Parretti dell'11 gennaio 1843 (D).

La donazione del Conte Archinto alla Chiesa di Santa Cristina