Il rifacimento di Palazzo Pretorio

Nel 1815 si avviò la ristrutturazione del Palazzo Pretorio, già sede del Governatore e dunque rappresentanza del Sovrano (D), edificio che conservava ancora parte del suo aspetto medievale non più conveniente ad un contesto divenuto da tempo -con le Logge dei Banchi e il nuovo ponte che nel 1660 era venuto a fronteggiarle - uno dei fulcri estetici e simbolici del potere fiorentino.

Il rifacimento del Palazzo era stato oggetto di discussione già nell'ultimo trentennio del Settecento, quando si era acceso un dibattito tra chi voleva conservare l'aspetto medievale del "ragguardevole edifizio destinato a far di sé vaga mostra nel più bel punto del nostro Lungarno" (D) e chi invece voleva modificarlo in quanto "notabilmente indecente specialmente dal punto di vista del Lungarno, sì per la di lui non pregiabile antichità, sì per l'ingombro irregolare di tante armi dei passati commissari ivi affisse". Nell'incertezza i lavori vennero rimandati e ci si limitò alla costruzione nel 1785 (D) della Torre civica e alla sistemazione su di essa dell'Orologio, fino dal medioevo collocato dall'altra parte del Lungarno. Ma ragioni pratiche inducevano adesso a prendere una decisione poiché nell'edificio dovevano trovare posto le carceri, fino ad allora ubicate nel monastero di San Lorenzo alla Rivolta demolito per la formazione della Piazza di Santa Caterina.

Sede destinata all'Auditore di Governo, alla Cancelleria Civile e Criminale, oltre che all'Accademia di Belle Arti, Palazzo Pretorio doveva essere ristrutturato a spese della comunità: venne dunque bandito un concorso cui parteciparono il fiorentino Giuseppe Martelli, Tommaso Poschi, allora presidente dell'Accademia, e Alessandro Gherardesca, architetto "alla moda" della città.

Il progetto Martelli, inizialmente scelto da una Deputazione nominata dal Magistrato Comunicativo, fu accantonato, per i costi troppo elevati, e solo dopo le modifiche affidate ad Alessandro Gherardesca, ottenne l'approvazione del Granduca nel 1821 (D).

Il risultato dava ragione a coloro che vedevano nei resti medievali del palazzo un interruzione del rinnovato decoro del lungarno: completamente rinnovato nella facciata a tre ordini in forme rustico- toscane, il nuovo edificio riuniva più corpi di fabbrica venendo così ad assumere un più marcato sviluppo longitudinale, mortificando peraltro la funzione rappresentativa del vicino palazzo Gambacorti, sede del Municipio. L'impresa proseguì tra difficoltà e polemiche tra cui quella assai significativa sull'iconografia da scegliere per le decorazioni previste al centro della facciata: l'iniziale proposta che vi prevedeva troneggiante lo stemma granducale incontrò resistenze da parte della Deputazione che voleva invece sottolineate le antiche glorie cittadine (D).

Il fregio marmoreo, poi realizzato da Michele Van Lint, (D) sintetizzava le due posizioni inserendovi anche i simboli tradizionali pisani. Si tentò inoltre di nobilitare l'edificio attraverso l'uso di materiali più costosi rispetto a quelli inizialmente previsti, come il marmo di Seravezza per gli ornati e il marmo di San Giuliano per il paramento dei piani superiori. La conseguente levitazione dei costi comportò nel 1826, quando i lavori stavano per essere completati, il licenziamento di Gherardesca, sostituito da Giuseppe Caluri, e il cantiere fu comunque definitivamente chiuso nel 1829.

Il terremoto del 14 agosto 1846 riaprì la questione: tra i diversi monumenti pisani danneggiati vi era infatti la Torre dell'Orologio (D). Dopo un'iniziale proposta che consigliava la demolizione e ricostruzione della parte pericolante Gherardesca ripiegò poi su un restauro conservativo in considerazione della "opinione favorevole anche in senso decorativo che i Pisani hanno per questa Torre" (D). Per assecondare tale opinione, l'architetto dovette rinunciare alla sua antica aspirazione di conferire simmetria al prospetto inserendovi, sul lato opposto a quella dell'orologio, una seconda torre che avrebbe potuto accogliere la mostra dei venti (D).

Sarà però la seconda guerra mondiale a distruggere in gran parte il Palazzo insieme alla Torre dell'Orologio e ad altri edifici che si trovavano sulla linea del fronte lungo l'Arno.

La ricostruzione, su progetto del soprintendente Piero Sanpaolesi nel 1953, non si curò di ripristinare fedelmente l'assetto ideato da Gherardesca: il portico fu esteso a tutta la facciata principale e la torre fu radicalmente modificata nella struttura, nell'altezza e nella posizione stessa, ora avanzata sulla linea del lungarno.

 

Bibliografia

Tolaini E. "Le Logge e la zona di Banchi nella storia urbana di Pisa", in Architetture pisane n.1, Pisa 2004

Renzoni S. Appunti per una storia dell'architettura a Pisa nella prima metà dell'Ottocento, in Una città tra provincia e mutamento. Società, cultura e istituzioni a Pisa nell'età della Restaurazione (Catalogo della mostra), Pisa 1985.

Morolli G. (a cura di) Alessandro Gherardesca. Architetto toscano del Romanticismo (Pisa, 1777-1852), catalogo della mostra di Pisa, Palazzo Reale 15 ottobre-15 dicembre 2002, Pisa 2002

C. Puccioni, Primo piano del Palazzo Pretorio, ASP Comune F 940, c. 132, china e acquarello, 1838 ca.A. Gherardesca, Disegno della Torre dell'Orologio, ASP, Comune F 83, c. 671A. Gherardesca, Facciata principale del Palazzo Pretorio, acquaforte, 1837G. Gozani, Facciata principale del Palazzo Pretorio come esisteva nell'anno 1785 (in alto); Bozzetto di restauro che avrebbe potuto subire il medesimo seguendo le tracce dell'antico stile pisano (in basso), litografia, 1880B. Polloni, Palazzo Pretorio, sede dell'Accademia di Belle Arti (1825-1839), acquaforte, 1837A. Gherardesca, Progetti secondo la perizia del 3 giugno 1822, ASP comune F 79 cc. 427, 428Palazzo Pretorio dopo i bombardamenti, AFSP 720, 9 settembre 1944Palazzo Pretorio durante i lavori di ricostruzione (1952-1958), AFSP 5969, 15 ottobre 1955Palazzo Pretorio, ricostruzione di parte dell'edificio con la struttura portante in cemento armato (1952-1958), AFSP 6320, 9 luglio 1955Palazzo Pretorio dopo i lavori del 1952-1958, AFSP 8944, 29 luglio 1959