La nuova facciata del Monastero delle Benedettine

Episodio significativo della riqualificazione dei lungarni alla metà dell'Ottocento è l'intervento riguardante il Monastero e la Chiesa di San Benedetto, edificati a partire dal 1393 sul Lungarno Sonnino, di proprietà delle monache benedettine passate nel 1565 sotto l'obbedienza del priore della conventuale dell'Ordine di Santo Stefano. Nel 1850 l'architetto Domenico Santini (D) fu chiamato a progettare il rivestimento della facciata del Monastero lungo il fiume.

Benché i lavori comprendessero anche la soluzione di problemi funzionali (risanamento dall'umidità, ristrutturazione di spazi interni) (D), tutto lascia credere che fossero motivati soprattutto da esigenze estetiche. Il monastero era stato in effetti da non molto ammodernato: nel 1814 le monache, costrette da un decreto napoleonico del 1808 ad abbandonare il convento che veniva soppresso, avevano ottenuto dal Granduca Ferdinando di Lorena di rientrare nella loro vecchia sede, a patto che si accollassero le spese necessarie per rimetterla a posto. La ristrutturazione era costata allora 200 scudi mentre per il nuovo intervento l'Operaio Francesco Merlini, amministratore delle suore, chiese l'autorizzazione al Ministero degli Affari Ecclesiastici ad indebitarsi per una somma di L. 7000 da utilizzare per i lavori (D) di cui il fabbricato aveva bisogno sia all'esterno che all'interno.

Le iniziative private di restauro degli stabili affacciati sull'Arno erano solitamente accolte e approvate soprattutto se prevedevano l'eliminazione di sporgenze ed anche in questo caso l'intervento, oltre a decorare la facciata principale del convento, aveva lo scopo di rettificare l'andamento delle costruzioni (D) sulla strada.

L'architetto Santini studiò infatti la "facciata che ricorre e guarda per lungo tratto l'adiacente strada di Lungarno del convento [...] onde trovar modo (procedendo al di lei riattamento) di regolarizzarne l'andamento e l'aspetto, per soddisfare così ai voti della Popolazione di questa Città quale da lungo tempo desiderava di veder levata l'orridezza attuale della facciata medesima" (D): fino ad allora infatti il complesso monastico era il risultato dell'aggregazione disordinata di piccoli edifici. La soluzione, in linea con il gusto per il revival medievale che dominava la cultura risorgimentale, fu una decorazione del prospetto in stile neogotico realizzata con eleganti cornici in terracotta, quale tutt'oggi la vediamo.

Il complesso delle Benedettine, chiuso al culto, è stato recentemente acquistato e restaurato dalla Cassa di Risparmio di Pisa e viene attualmente utilizzato per convegni e congressi della omonima Fondazione.

Bibliografia

E. Lucchesi, Le Benedettine stefaniane dell'Ordine di Vallombrosa del monastero di S.Benedetto in Pisa e le nuove costituzioni delle Benedettine Vallombrosane, Firenze, 1935.

A. Monnosi, G. Nencini, R. Bechi, G.K. Koenig, Il restauro dell'ex monastero delle Benedettine, Pisa, Cassa di Risparmio di Pisa, 1979.

S. Renzoni, F. Paliaga, Chiese di Pisa. Guida alla conoscenza del patrimonio artistico. Terza riveduta e corretta, ampliata, Pisa 2005.

 

Facciata del monastero delle Benedettine (dopo il restauro del 1978)Disegno che accompagna la richiesta di occupare le frazioni di suolo segnate in rosso con la nuova facciata del convento (1850), ASP, Comune F 107Facciata del monastero delle Benedettine (prima del restauro del 1978)