Il Volto della città

Nella sua storia millenaria, che vide il massimo splendore all'epoca delle Repubbliche Marinare, Pisa - già modificata nell'assetto urbanistico sotto la dominazione medicea - conosce nell'età dei Lorena, e soprattutto durante il governo illuminato di Pietro Leopoldo, nuove importanti evoluzioni che ne trasformano il volto, avviando la città ad una vocazione cosmopolita.

Mentre il clima di lusso e di eleganza favorisce sia l'ascesa di nuovi artisti locali - come i Melani e i Tempesti che coprono di illusionistiche decorazioni chiese e palazzi, privati o pubblici- sia l'arrivo del fior fiore della pittura italiana del Settecento -chiamata a completare l'arredo pittorico della Cattedrale-, si procede speditamente negli interventi di decoro urbano. Innanzitutto si razionalizza l'impianto medievale della città a partire dai lungarni, scelti come centro nevralgico e di rappresentanza, quasi un biglietto da vistita per i forestieri. Ma dietro la quinta dei Lungarni restava la città vecchia, percepita come irrazionale e malsana, per cui si tentano provvedimenti mirati a migliorare la viabilità e l'igiene fino a progettare lo sventramento di interi quartieri.

Tale volontà di creare un contesto più civile e ordinato talvolta non si cura di offendere la sensibilità cittadina, orientata piuttosto a conservare il suo passato medievale: basti pensare che sotto Pietro Leopoldo si giunge a vietare l'antico gioco del Ponte per garantire la pubblica quiete e ad ordinare l'alienazione e poi l'abbattimento della chiesa di S. Vito, nonstante la supplica avanzata da alcuni nobili cittadini per conservare "uno dei monumenti più pregevoli della Città" non solo in nome della sua antichità e bellezza ma anche perchè dimora del santo patrono Ranieri (D).

Peraltro una sorta di resisenza da parte della cultura locale si avverte sia nello stile dei nuovi edifici di fine Settecento, in cui prevale un attardarsi nel gusto rococò che distingue Pisa dall'aggiornato e consapevole neoclassicismo che si imponeva a Firenze, sia nelle stesse opere di restauro dell'esistente condotte nel secolo successivo. Tali interventi declinano il neo-medievalismo, del resto trionfante nella coeva cultura europea, nel segno di una riscoperta, più o meno filologicamente corretta, delle memorie patrie. Ciò che accade alla piazza del Duomo e ai suoi monumenti ne è esempio emblematico.