Concessioni

Riferimenti normativi: legge n. 4 del 14 gennaio 1993 (cosiddetta “Legge Ronchey”) e decreto del Ministero per i beni Culturali dell’8 aprile 1994

 

Concessioni

La “Legge Ronchey” innovò nel 1993 la disciplina delle concessioni governative dei beni demaniali, introducendo il principio che lo Stato dovesse meglio valorizzare – attraverso la riscossione di royalties più adeguate ai tempi e allo sviluppo dell’industria culturale – il suo immenso patrimonio culturale contribuendo, con maggiori introiti, ad incrementare le risorse finanziarie necessarie alla conservazione e valorizzazione del patrimonio stesso.

In altri termini, all’interesse crescente che i soggetti privati mostravano verso le più note manifestazioni di quel patrimonio – sia in ambito nazionale che locale –, era giusto e opportuno che facesse riscontro una loro maggiore valorizzazione economica. Nel complesso la materia delle concessioni tocca sette campi di attuazione:

1) riproduzioni fotografiche eseguite dall’Amministrazione

2) noleggio di fotocolor e diapositive

3) riprese fotografiche non eseguite dall’Amministrazione

4) riprese cinematografiche e televisive

5) riproduzioni in facsimile, copie e prodotti derivati

6) edizioni a stampa e pubblicazioni

7) concessioni per l’uso occasionale degli spazi.

 

Il decreto 8 aprile 1994 fissa per ognuno di questi punti le relative tariffe e stabilisce i termini e le modalità della diffusione e riproduzione di immagini relative a beni culturali demaniali.

 

Riguardo al punto 1 esisteva in sede un laboratorio fotografico che, collegato al ricchissimo archivio fotografico provvedeva, all’interno del servizio cosiddetto “in conto terzi”, alla riproduzione delle copie fotografiche in bianco e nero, di diverso formato, richieste, solitamente da studiosi. Per effetto dei tagli alle risorse economiche e in parallelo con l’introduzione della tecnologia digitale, il laboratorio fotografico è stato chiuso e il servizio “in conto terzi” sostituito dalla possibilità di richiedere copia digitale dell’opera, se presente nel data-base d’archivio.

 

Riguardo al punto 4 le società televisive e cinematografiche interessate ad effettuare riprese televisive negli spazi e su opere demaniali, devono avanzare formale richiesta alla Soprintendenza, nei termini previsti dal decreto 8 aprile 1994, ovvero specificando con cura date, luoghi, mezzi e modalità delle riprese, nomi dei responsabili, forme di diffusione delle immagini ecc. La Soprintendenza, a sua volta, si riserva il diritto di negare la concessione qualora ritenga che l’effettuazione delle riprese possa mettere a rischio l’integrità delle opere e dei luoghi conservati sotto la sua responsabilità. Si riserva inoltre di giudicare autonomamente se la concessione possa essere garantita a titolo gratuito, ritenendo che la divulgazione delle immagini attraverso canali di particolare valore culturale e in direzione di bacini di utenza particolarmente qualificati sia tale da compensare il mancato introito. La società privata ha inoltre l’obbligo di consegnare alla Soprintendenza tre copie del filmato originale eventualmente diffuso. Riguardo al punto 6, il decreto prevede che sia a titolo gratuito la pubblicazione di una immagine su un testo a stampa di tiratura inferiore alle duemila copie (caso molto frequente nell’ambito dell’editoria d’arte).

 

Si è molto diffusa negli ultimi anni la tipologia di concessione illustrata al punto 7. Sempre più spesso, infatti, si valuta che gli spazi ricchi del fascino della storia (musei e altri luoghi demaniali) siano particolarmente appropriati per fare da sfondo a conferenze, convegni, proiezioni, concerti, spettacoli vari, ricevimenti, nonché a esposizioni organizzate da soggetti privati. A questi scopi la Soprintendenza concede, nel territorio di sua competenza, i seguenti spazi:

-Pisa, Museo Nazionale di San Matteo (chiostro)

-Pisa, Museo Nazionale di Palazzo Reale (sala degli Arazzi, sala Ceci, sala gialla)

-Pisa, Arsenali medicei (tre navate sul lato ovest)

-Calci (Pi), Museo Nazionale della Certosa Monumentale (chiostro d’onore, chiostro dei frati, refettorio)

-Livorno, Fortezza Vecchia (sala al primo piano delle “casermette”, piazzale antistante la chiesa di San Francesco)*

-Portoferraio (Li), Museo Nazionale delle Residenze di Napoleone all’Elba (Palazzina dei Mulini: salone delle feste; Villa San Martino: galleria Demidoff).

 

Tali spazi sono stati recentemente inseriti in un data base denominato “Banca dati turismo congressuale”, istituito dal Ministero proprio allo scopo di facilitare la richiesta di spazi adeguati da parte di enti organizzatori di convegni e congressi di vario genere.

 

 

*A partire dal 2004 la fortezza è interessata da un articolato progetto di valorizzazione e utilizzo pubblico che vede impegnati diversi soggetti. Alla Soprintendenza che, in quanto responsabile degli spazi demaniali, ha condotto e continua a condurre complesse campagne di restauro, si sono affiancati vari enti: la locale Camera di Commercio, Industria e Artigianato, proprietaria degli spazi situati al livello inferiore (lato mare) e il Comune di Livorno, promotore di una procedura di gara per l’assegnazione ad un soggetto privato della gestione delle attività con valenza economica che vi si svolgono nel corso di tutto l’anno, ma soprattutto in estate (concerti, spettacoli teatrali, manifestazioni culturali, bar e ristorazione ecc.). Sempre il Comune, attraverso una cooperativa culturale, gestisce le visite guidate al complesso e l’attività con le scuole. Si fa pertanto notare che l’eventuale accesso agli spazi demaniali della fortezza da parte di soggetti interessati al loro uso, dovrà essere concordato in base alle esigenze degli enti suddetti e inserito in calendario in sintonia con tali esigenze.