Verifica e dichiarazione di interesse culturale


Riferimento normativo: decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004 (cosiddetto "Codice dei Beni Culturali")

 

Dichiarazione d'interesse culturale (vincolo)

Una volta enunciata, agli articoli 10-11 [link], la definizione di "bene culturale", il "Codice" illustra all'art. 12 [link] la procedura per la verifica dell'interesse culturale del bene. In base a tale articolo, la dichiarazione di interesse artistico, storico o etnoantropologico delle cose mobili o immobili appartenenti alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali e ad ogni altro ente e istituto pubblico, oppure a persone giuridiche private, che siano opere di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquant'anni, è effettuata d'ufficio o su richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono.

In questo secondo caso la richiesta, corredata dai relativi dati conoscitivi, dev'essere inviata all'attenzione della Soprintendenza. L'istruttoria su entrambe le tipologie di beni (posseduti, cioè da enti pubblici o da privati) viene avviata dai funzionari competenti per territorio sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero al fine di assicurare uniformità di valutazione. Entro questo quadro di uniformità essi dovranno avviare un'indagine conoscitiva sul bene che preveda sopralluoghi e studio dei reperti documentari al fine di ricostruire con la massima precisione analitica le sue vicende storico-artistiche. L'art. 14 del "Codice" illustra la procedura amministrativa che vede il Soprintendente avviare il procedimento dandone comunicazione al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo della cosa in oggetto (in tale comunicazione sono descritti gli elementi di identificazione e di valutazione della cosa risultanti dalle prime indagini, nonché l'indicazione del termine, comunque non inferiore a trenta giorni, per la presentazione di eventuali osservazioni). Se il procedimento riguarda complessi immobiliari, la comunicazione è inviata anche al comune o alla città metropolitana in cui questi si trovano.

Al termine dell'indagine, il soprintendente trasmette le pratiche dell'intera istruttoria al Ministero cui è tenuta, in caso di giudizio positivo, adottare un decreto di dichiarazione di interesse culturale.

Gli articoli 15-16 stabiliscono rispettivamente le modalità di notifica della dichiarazione (a mezzo posta o messo comunale) e quelle finalizzate a opporre ricorso, da parte del possessore del bene, contro un parere che abbia eventualmente negato l'opportunità della dichiarazione stessa. Tale ricorso, in via amministrativa, è ammesso per motivi di legittimità e di merito e va trasmesso al Ministero entro trenta giorni dalla notifica della dichiarazione.

Per quanto riguarda in particolare i beni mobili, infine, il Direttore Generale del Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico ha ritenuto di dover chiarire, col suo decreto del 27 settembre 2006, che la verifica dell'interesse deve essere eseguita unicamente come descritto agli articoli 12 e seguenti del "Codice"; pertanto, qualunque altra forma di "attestazione/dichiarazione d'interesse" del bene - che rimandi anche a schedature a norma ICCD - che non segua le forme stabilite dal "Codice", deve ritenersi inefficace.

Procedimento di prescrizione di tutela

Per quanto concerne l'apposizione delle prescrizioni di tutela la normativa prevede due distinte procedure per i beni appartenenti a soggetti pubblici o privati. Se nel caso di beni di proprietà di regioni, province, comuni, altri enti pubblici e delle persone giuridiche private senza scopi di lucro (art. 10 comma 1 del D. Lgs. 42/2004), il codice prevede la specifica procedura della verifica di interesse culturale, di cui all'art. 12, nel caso di beni appartenenti ai privati si procede alla dichiarazione di interesse culturale di cui all'art. 13 del suddetto decreto.